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I sassi parlanti
Si fa presto a dire sassi
Un po’ meno presto a raccoglierne
centinaia, migliaia dopo averle notate, prese in mano, osservate, scelte,
caricate, accostate, amate…e non per un giorno o un mese o un anno ma per quasi
cinquant’anni…per una spinta, un istinto, un desiderio
inspiegabili, imperscrutabili, quasi al limite della follia perché passeggiando
lungo l’Adige in un pomeriggio qualsiasi può succederti che i tuoi occhi non si
fermino al tramonto, o all’acqua che scorre o alle tue emozioni ma che, un po’
per gioco e un po’ sul serio, i tuoi occhi si abbassino e si mescolino a quello
strato silenzioso di sassi in uno strano dialogo tra uomo e pietra, passato e
presente e che il tuo cuore si stupisca di fronte al ripetersi di certe forme…è
incredibile questa sembra proprio la testa di una pecora, e anche questa e anche
questa…questi invece sono corpi di donna e uccelli e pesci e questi sono visi,
visi che ti parlano con parole di vento sul greto di un fiume…e ti convinci
sempre più che qualcuno in un giorno qualsiasi abbia scolpito quei sassi, dando
loro delle forme precise e dando a te una dolce e tormentata ossessione e ti
stupisce lo stupore della gente e trovi incredibile la sua incredulità ma tutti
i sassi che raccoglierai, sempre di più sempre di più, convinceranno la
gente…non può essere stata la natura, l’acqua, una cascata, il lungo infinito
percorso della loro storia a plasmare quei sassi ma i nostri antichissimi avi, i
nostri padri primitivi…così finisce che ti scontri con chi mette in dubbio la
tua assoluta certezza ma continui senza arrenderti mai controcorrente
esattamente come i tuoi sassi…tutto questo ti può accadere in un pomeriggio
qualsiasi conferendo alla tua vita un taglio unico, irripetibile, mitico…
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