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Luigi Lineri

Indovina in ogni pietra le civiltà d'altri tempi

Chi non ha mai provato un attimo di stupore alla vista d’un sasso che sembrava essere un utensile da lavoro o la raffigurazione d’un animale in miniatura o addirittura un volto umano? Certo, “bizzarrie della natura” si pensa sempre in questi casi. Ma è davvero così?

Secondo Luigi Lineri i sassi che destano tanto stupore non sono stati modellati dagli umori atmosferici ma dai nostri antichissimi avi all’età della pietra. E’ una teoria affascinante che Lineri sta perseguendo, unico in Italia e probabilmente in Europa, da più di vent’anni.

Luigi, che oltretutto è anche poeta dialettale, cominciò infatti ad interessarsi ai sassi dopo la lettura di un libro francese sulla preistoria. “Perché – si chiese allora Lineri – tutti ricercano qualcosa del nostro passato in luoghi lontani come l’Egitto o il Perù? Forse che noi viviamo in un luogo dove non esisteva l’uomo?”.

Così cominciò a girare lungo le rive dell’Adige, in cerca di sassi. Ci vollero ben dieci anni di ricerche e di raccolta prima che riuscisse a carpire i misteri che si nascondevano in quelle forme di pietra.

“Compresi – dice Lineri – che quei sassi che avevo minuziosamente selezionato erano la testimonianza della civiltà della pietra e che da loro potevo intuire i vari gradi di evoluzione che l’uomo di quel tempo aveva avuto”.

Lineri ha adibito una grande stanza ai suoi sassi, catalogandoli e orinandoli secondo la loro struttura. La sensazione che si prova alla loro vista è stupefacente ed è davvero difficile credere che siano stati raccolti dalla terra e non usciti dalle abili mani d’uno scultore. Perché questi sassi, tolti dall’anonimato dei grandi ghiaioni dei fiumi, hanno le forme più svariate, da un’ascia a una pecora, da un pesce a una figura di donna.

“Ma c’è di più – confida Lineri -. Tanti sassi non hanno un solo significato: osservati da differenti angolazioni, infatti, rappresentano molteplici figure. Per esempio uno di questi sassi in posizione verticale dà l’idea di un’antica accetta, ma se lo mettiamo in posizione orizzontale sembra un pesce”.

Vi sono poi pietre che osservate da punti di vista diversi raffigurano anche tre o quattro oggetti e animali. La domanda che viene spontaneo fare è: perché questa civiltà legata al sasso non è stata mai ripresa ed è tuttora ignorata?

“Probabilmente – spiega Lineri – è stata una civiltà rimossa dalle società posteriori forse perché testimone di un periodo tremendo e, in secondo luogo, perché soffocata dalle civiltà romana e cristiana”.

Ma lui, Lineri, di quella scultura fatta con le pietre se ne è voluto riappropriare e l’ha posta come “alfabeto” per la sua arte, che si esprime attraverso la ceramica. Ma la sua ricerca non si è esaurita: il nostro cercatore dei sassi perduti continua la sua raccolta sulle rive dell’Adige per rinvenire altre forme che quella civiltà dimenticata aveva saputo produrre.

MICHELANGELO BEIFIORI e ROBERTO BERTOLDI, L’Arena, 1986

Luigi Lineri - affascinante viaggio tra le pietre del fiume Adige tra storia e mito - www.luigilineri.it - 2006